Chiudi

LEGGI E IMPARA

Coltivare il cardo mariano, ortaggio prezioso per il fegato

Il cardo mariano è una pianta che cresce spontanea in gran parte d’Italia, specie negli ambienti miti del Centro e del Sud dello Stivale.
Utilizzato in medicina sin dai tempi antichi, il cardo mariano è prezioso per il corretto svolgimento del processo digestivo per le patologie del fegato.

Coltivarlo è semplice, ecco alcuni consigli utili per farlo crescere sano e forte!


Da 500 anni è il fiore simbolo della Scozia

Le origini del cardo mariano

Il Silybum marianum è una pianta che in Italia cresce spontanea, come un po’ in tutto il bacino del Mediterraneo. Appartenente alla famiglia delle Asteraceae alla pari dei carciofi e dei comuni cardi, questo vegetale si comporta come una pianta biennale:

  • il primo anno sviluppa una vegetazione contenuta;
  • il secondo anno accresce velocemente e produce fiori.

Da secoli impiegato in medicina, è caratterizzato da una lunga storia, tanto che le prime testimonianze sul suo risalgono ai primi insediamenti umani in Etiopia e nei corredi funebri dell’antico Egitto.

  • Gli antenati dei romani raccontavano che l'ortaggio fosse nato dal dolore della Terra, sconvolta dalla perdita del pastore siciliano Dafne per mano di Pan e Diana.
  • I primi cristiani, invece, raccontavano come le evidenti nervature bianche del cardo mariano si fossero generate durante la fuga in Egitto della Sacra Famiglia: mentre sostava in un campo di cardi per nutrire Gesù bambino, la Vergine Maria fece cadere sulla vegetazione delle piante una goccia di latte che colorò per sempre le foglie di questa specie.
  • In Scozia, invece, il cardo è inserito nello stemma della casa reale da più di 500 anni ed è uno dei simboli più importanti della nazione, tanto da essere al centro di alcune monete d’argento risalenti alla seconda metà del 1400. Tutta questa importanza deriva da un’antica leggenda secondo cui gli scozzesi riuscirono a sbaragliare una compagine vichinga intenta in un’imboscata notturna grazie all’urlo di uno dei nemici, incapace a trattenere il suo dolore dopo aver pestato le foglie appuntite di cardo. Questo racconto ha poche conferme, ma ciò ha donato al cardo mariano importanza e un nomignolo tutt’ora in uso tra le Highlands: “Guardian Thistle” (il cardo protettore).

Il cardo mariano, pianta rustica facile da coltivare

Come coltivare il cardo mariano

Il cardo mariano è una pianta che non ha bisogno di molte cure e può essere coltivata con facilità se le assicurate un ambiente mite.

Come già accennato, è una specie biennale: cosa vuol dire? Durante l’anno in cui viene seminata, accresce una rosetta di foglie basali e, solo dopo aver superato un inverno, comincia a sviluppare vegetazione adulta e i suoi fiori fucsia-porpora.

  • La semina del cardo mariano si effettua da febbraio a metà primavera;
  • le prime semine devono essere eseguite in ambiente protetto;
  • con il prosieguo della stagione, tra marzo e aprile, la pianta può essere tranquillamente messa a dimora direttamente nel terreno;
  • se decidete di anticipare le semine, mantenete bagnato il terreno dei semenzai fino alla germinazione, quindi cominciate a seguire le piantine con annaffiature parsimoniose: il cardo mariano non ama molto l’umidità e predilige terreni secchi piuttosto che zuppi;
  • a metà primavera, trapiantate le piantine nell'orto oppure procedere con semina diretta in pieno campo;
  • se avete messo a germinare i semi, trapiantate i germogli lungo una fila;
  • se invece avete deciso di cominciare la coltivazione direttamente nell’orto, seminate a spaglio e, successivamente, diradate le piante fino a mantenerne al massimo 9, le migliori, per ogni metro quadrato.
  • Durante il primo anno di coltivazione, mantenete in salute la pianta asportando dalle aiuole le specie infestanti e annaffiandolo in caso di periodi prolungati di siccità.

Al secondo anno di coltura il cardo mariano sviluppa vegetazione adulta e fiori:

  • da metà primavera in poi, dal centro delle foglie basali, si accresce uno stelo che può superare i 150 cm di altezza;
  • verso maggio cominciano a vedersi i primi boccioli: la fioritura si compirà poco per volta, visto che il cardo mariano fiorisce scalarmente;
  • cominciate a raccogliere i fiori non appena sono ben aperti, ma se volete avere a disposizione semi da mettere a dimora nei prossimi anni, permettete a qualche fiore di terminare il suo ciclo naturale.

Lasciando la pianta a se stessa, i fiori prima maturano e successivamente fruttificano lasciando al vento il compito di trasportare la nuova semente.

Per recuperare i semi:

  • anticipate il ciclo naturale del cardo e raccoglieteli non appena i tempi saranno maturi;
  • indossate dei guanti di pelle per evitare che le spine delle foglie vi feriscano;
  • scuotete leggermente gli steli delle piante per favorire la caduta delle sementi mature.

Un toccasana per ripulire il fegato

Cardo mariano, utile per la salute del fegatoIl cardo mariano è una pianta a cui son sempre state attribuite qualità medicamentose, benefici che la scienza moderna ha confermato; esplica sicuramente un effetto positivo sul fegato a 360 gradi perché capace di eliminare l’accumulo di tossine e ridurre eventuali infiammazioni: è in grado di rigenerare e rafforzare le cellule epatiche nei confronti di composti tossici e funge da antiossidante nei confronti dei radicali liberi.

Le sue radici possono essere utilizzate per preparare infusi dalle qualità lievemente diuretiche e antipiretiche, mentre le foglie riescono a rafforzare le pareti dei capillari e combattere inappetenza e digestione.

Per preaparare un infuso benefico a base di cardo mariano non dovrete far altro che:

  • portare a ebollizione mezzo litro d’acqua e unire circa 6 grammi di semi;
  • rimettere sul fuoco il pentolino per altri 15 minuti;
  • spegnere i fornelli e fate raffreddare l’infuso prima di assaporarlo.

Attenzione, l’uso di quest'ortaggio è sconsigliato alle persone che soffrono di calcoli biliari e/o di ipertensione; in ogni caso è sempre bene confrontarsi con il proprio medico prima di assumere cardo mariano a scopo terapeutico.

Altri articoli:

Iscriviti alla newsletter