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BIODIVERSITÀ

Coltivare il giuggiolo, albero rustico dai raccolti abbondanti

In Italia coltivare il giuggiolo è un piacere per pochi, un po’ perché il più delle volte lo si trova rigoglioso allo stato spontaneo, pronto a offrire i suoi frutti senza tanti sforzi, un po’ perché l’interesse nei confronti della pianta è diminuito dopo gli anni ‘60. 

Se avete un giuggiolo o volete cominciare a coltivarlo, attenzione: con un terreno inospitale, difficilmente avrete soddisfazioni.

Per coltivare il giuggiolo serve un clima temperato e un suolo difficile

Il giuggiolo richiede un suolo difficile

Lo Ziziphus jujuba è un albero da frutto che in Italia viene considerato minore perché poco diffuso, ma a differenza di quel che si può pensare, è una pianta che l’essere umano coltiva da almeno 3000 anni in Cina e in India; zona in cui pare abbia avuto origine la specie.

Sia i romani che gli egizi conoscevano le giuggiole, questi popoli erano soliti farle fermentare per prepararne una bevanda alcolica ma pare che non coltivassero le piante, vista l’abbondante produzione delle specie spontanee. Al contrario ne usavano i rami, tanto che pare proprio che la famosa corona di spine di Gesù Cristo fosse composta proprio dagiovani rami di giuggiolo, in particolare della specie Ziziphus spina-christi.

Furono i veneziani, a metà del secondo millennio, i primi a importare la pianta dall’oriente con lo scopo di coltivarla, tanto da seminarla in Dalmazia, nei pressi della Laguna Veneziana e sui Colli Euganei, location in cui ancor oggi esiste una tradizione collegata a questi frutti.

Se volete coltivare il giuggiolo anche voi, non fatevi molti problemi, è una pianta:

  • estremamente rustica e resistente;
  • non subisce particolari attacchi da parte di patologie e parassiti;
  • sopporta la siccità e resiste sia al caldo che al freddo, sopravvivendo a inverni con picchi intorno ai -15°C.

Indicato per un clima temperato con estati lunghe e calde, è una pianta così rustica da esprimersi al meglio solo in terreni difficili, suoli che alla maggior parte dei vegetali assicurerebbe morte certa: infatti, offre produzioni abbondanti in terreni poveri, sassosi, aridi, calcarei che presentano pH neutro o basico.

Se volete cominciare a coltivare il giuggiolo:

  • Mettete a dimora uno dei tanti polloni radicali che emettono gli alberi, dopo averlo fatto opportunamente radicare in un suolo leggero, mantenuto umido. 
  • Iniziate a curare il pollone dall’autunno precedente, quindi al termine dell’inverno trapiantate la pianta in pieno sole.
  • Lasciatela libera di accrescersi liberamente e potatela solamente prima dell’inizio dell’inverno, eliminando l’eccesso di rami che si sviluppano verso l’interno della chioma. Oltre a ciò non dovrete far altro che raccogliere i frutti tra settembre e ottobre; il giuggiolo, infatti, non ha bisogno né di concimazioni né di irrigazioni.

In cucina si consumano principalmente fresche...

Le caratteristiche del giuggiolo

Le giuggiole sono dei frutti a buccia rossastra-marroncina e polpa biancastra giallognola, grandi quanto un’oliva e al loro interno contengono un seme molto duro.

Si consumano principalmente fresche, anche se il sapore varia in base allo stadio di maturazione raggiunto quando vengono raccolte:

  • il frutto che comincia a maturare, diventando da verde a marroncino, ha un sapore poco forte e una consistenza croccante;
  • a maturazione completa, la buccia è colorata omogeneamente mentre la polpa ha un sapore dolcissimo e un’ottima consistenza;
  • assaporata quando la buccia raggrinzisce, la polpa perde consistenza ma esalta il suo sapore zuccherino.

Ognuno raccolga quando preferisce, coscienti del fatto che i frutti maturano anche una volta staccato dalla pianta. La scelta migliore pare essere quella di anticipare il raccolto e consumarlo nel medio periodo.

Oltre al consumo fresco, la giuggiola si presta a essere utilizzata per preparare marmellate e confetture. Anche se probabilmente il miglior abbonamento per la giuggiola è l'alcool, in molti conservano questi frutti sotto spirito o li utilizzano per dar sapore alla grappa. Di particolare interesse è il "brodo di giuggiole": una bevanda alcolica preparata sui colli Euganei, ad Arquà Petrarca (PD). Questo liquore nasce da un'antica ricetta in voga durante il Rinascimento ed è preparata utilizzando uva moscato, mele cotogne, vino, zucchero e bucce di limone.

I benefici dipendono dal grado di maturazione del frutto

I benefici del giuggiolo

Come possiamo immaginare, le qualità e i componenti nella polpa delle giuggiole sono determinati dal grado di maturazione del frutto consumato. 

Le giuggiole contengono buone concentrazioni di vitamina C, potassio e magnesio, ma sono gli zuccheri che rubano la scena, tanto che in alcuni casi la composizione interna zuccherina può raggiungere picchi del 60% sul totale.

Nei secoli, la giuggiola è stata usata in medicina tradizionale per combattere l’ansia, depressione, stanchezza e problemi di stipsi; la medicina moderna però non conferma queste caratteristiche e considera le giuggiole solamente per il loro blando potere lassativo.

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