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BIODIVERSITÀ

La Rapa di Caprauna, bianca e dolce come nessuna

La Rapa di Caprauna è un ortaggio unico al mondo coltivato nelle Alpi Liguri, a partire dai 900 metri sul livello del mare.

Caprauna è un paesino di poco più di 100 abitanti, al confine tra le province di Savona e Cuneo; un luogo immerso nel verde incontaminato dove a volte pare che il tempo si sia fermato. È qui, su terrazzamenti costruiti nei tempi passati a quote inimmaginabili, che tutt’ora si coltiva questa rapa dal sapore dolce e antico: un ortaggio e al tempo stesso una tradizione legata indissolubilmente al territorio della Val Pennavaire.

Venite con noi sulle montagne liguri a scoprire la famosa Rapa di Caprauna, eccellenza italiana senza eguali.

Caprauna, la storia della rapa bianca

Rapa caprauna: dov'è nata?

Le prime testimonianze scritte sulla Rapa di Caprauna risalgono al 1537, quando Agostino Giustiniani, cronista religioso dell’epoca che descrisse la Liguria nei suoi “Castigatissimi Annali di Genova”, citò il paese di Caprauna “per la bontà delle rape che nascono ivi in bellezza ed in abbondanza”.

Da quell’epoca lontana a oggi, la coltivazione della rapa di Caprauna si svolge sempre da fine estate a inizio inverno, su terrazzamenti retti da muri a secco che puntellano la montagna fino ai 1500 metri. Terrazzamenti antichi che sono al contempo testimonianze dal passato e protagonisti del presente.

Purtroppo nei secoli la produzione di Rapa di Caprauna è andata sempre più a diminuire, un po’ come la popolazione del paese. Gli abitanti della zona oggi sono poco più di 100 ma non si sono mai preoccupati dei numeri e hanno portato avanti con orgoglio la tradizione; tanto che nel 2003 la rapa bianca a pasta gialla che ha reso famosa la zona è stata inserita nei presidi Slow Food.

A distanza di 15 anni la produzione di Rapa di Caprauna è limitata a qualche migliaio di metri quadrati, ecco perché è una prelibatezza difficile da acquistare all’infuori del comune piemontese. Se avete intenzione di assaporarla, il consiglio è quello di fare un giretto in queste zone durante il primo fine settimana di ottobre, in concomitanza alla Festa della Rapa di Caprauna.

La coltivazione della rapa di Caprauna

Buccia bianca, polpa gialla: la rapa di Caprauna

La Rapa di Caprauna (Brassica rapa subsp. rapa) è una pianta rustica che viene coltivata nei terreni che in primavera hanno ospitato il grano o le patate, proprio secondo le tradizioni secolari di Caprauna.

La coltivazione comincia verso fine dell’estate quando la semente viene, prima, sparsa a mano in terreni letamati e lavorati in profondità e, successivamente, interrata con l’aiuto di un rastrello.

Dopo aver sparso la semente, gli agricoltori manterranno irrigati i terreni se la stagione non si rivela abbastanza piovosa; il resto lo fanno le piante stesse, bravissime a contrastare le infestanti e a resistere al freddo, anche fino a meno 10 °C. La raccolta della rapa di Caprauna avviene in autunno, da ottobre in poi, a seconda delle necessità: si raccolgono solo le rape di cui si ha bisogno perché questo ortaggio si conserva benissimo nel terreno.

Ingrediente unico per la cucina tradizionale di Caprauna

La rapa di Caprauna in cucina

La Rapa di Caprauna è un frutto leggermente appiattito, a buccia bianca e con polpa gialla dal sapore dolce: gli esperti assicurano che più gialla è la polpa, più dolce sarà l’ortaggio.

Questa radice è al centro di moltissime ricette tradizionali della zona: gratinata e passata al forno è il contorno perfetto ai secondi a base di carne, mentre risulta un ottimo accompagnamento alla bagna cauda, se utilizzata per preparare degli sfiziosi sformati.

Non solo, la tradizione riscopre la Rapa di Caprauna insieme a funghi e salsiccia, anche nel condimento tradizionale per gli sciancui, un sformato di pasta tipico della zona.

A differenza della rapa rossa (definita dai più come barbabietola), dal punto di vista nutrizionale la rapa bianca non ha molto da offrire, in quanto è costituita per più del 70% di acqua. Questa caratteristica la rende un cibo salutare ma privo di effetti concreti sul corpo umano, perché non apporta nutrienti dalle qualità terapeutiche.


Foto credits: F Ceragioli

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