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Portulaca, pianta spontanea da coltivare e portare in tavola

La portulaca è una piccola pianta succulenta formata da rami e foglie carnose. Presente come spontanea in tutta Italia, è facile trovarla anche in città, solitamente cresciuta in ambienti difficili per altre specie vegetali. Specie rustica e resistente, nel passato veniva coltivata come alimento dalle classi più povere o utilizzata come mangime per i maiali; dopo aver perso appeal nei confronti del consumatore intorno alla metà del ‘900, sta ritornando in voga grazie anche all’aumento di interesse nei confronti delle diete vegetariane e vegane.

C’è chi la raccoglie durante una passeggiata domenicale e chi invece la coltiva per averla sempre a portata di mano, seguiteci nel nostro orto per scoprire come si alleva la portulaca.


La riscoperta della Portulaca dopo 3000 anni di coltivazione

Fiori di portulaca

La portulaca è un genere di piante che annovera più di 100 specie differenti seppur molto simili tra loro. Oggi, però, parleremo solamente della Portulaca oleracea: l’unica pianta di portulaca che può esser consumata.

Questa specie è usata dall’uomo da almeno 3000 anni, un po’ perché è stata fonte di sostentamento per le classi più povere, un po’ perché veniva distribuita ai maiali come mangime. Il termine “Portulaca”, infatti, deriva proprio dal latino “porcus”, maiale, e significa letteralmente “l’erba dei maiali”.

Nei secoli questo ortaggio ha perso importanza poco per volta: a metà del ‘600 la voce per cui il suo consumo fosse pericoloso ne aveva minato la diffusione, ma fu a metà del ‘900 che la portulaca sparì definitivamente dagli orti, complice l’idea che fosse un cibo per poveri e, quindi, da disprezzare una volta raggiunto lo status di “inurbato”.

Solo nel Lazio e in Sicilia è rimasta intatta la cultura della “porcellana” o”erba fratesca” (termini laziali per definire la portulaca), tanto che ancor oggi viene utilizzata per preparare la famosa “misticanza romana”, un’insalata tradizionale dal retrogusto fresco e acidulo composta da diverse spontanee.

Attualmente la portulaca oleracea cresce spontanea in tutta Italia ma può esser coltivata anche in casa per averla facilmente a disposizione.


Scopri la pianta di portulaca e come coltivarla

Coltivare portulaca

La portulaca è una pianta succulenta, alta al massimo 20 cm, caratterizzata da fusti rossi e foglie carnose e da un portamento strisciante che le permette di essere considerata o un ottima tappezzante o una pianta infestante.

Specie rustica che cresce bene in terreni poveri di sostanza organica e tendenzialmente rocciosi, sopporta senza difficoltà i suoli salini, l’aridità, le temperature elevate e il sole diretto. Allo stesso modo soffre molto se cresce in substrati freschi e/o pesanti o se sottoposta a temperature inferiori a 10 °C.

Una volta deciso di coltivare la portulaca bisogna ragionare per capire come coltivarla: potete allevarla in terra come in vaso ma dovrete stare molto attenti all’elevata capacità di riprodursi del vegetale. Proprio così, se la portulaca trova un ambiente favorevole tende a espandersi senza limiti, tanto da diventare una vera e propria infestante; ecco perché il nostro consiglio è quello di allevarla in un vaso.

La coltivazione della portulaca comincia recuperando porzioni di rami da piante spontanee; in molti consigliano di recuperare delle sementi o delle piantine nei vivai, ignorando che le varietà ornamentali presentano caratteristiche differenti rispetto all’oleracea, e di certo non sono state pensate per il consumo umano.

Per moltiplicare la portulaca procuratevi un fusticino tagliato con una lama affilata all’altezza di un nodo e posizionatelo in un terriccio preparato mescolando la stessa quantità di torba e sabbia. Annaffiate il vasetto e ricoprite tutto con del cellophane per mantenere umido il suolo; ogni tanto ricordate, però, di far arieggiare, altrimenti il vegetale potrebbe esser attaccato da qualche malattia.

Sistemate il vasetto ai raggi del sole, in un ambiente protetto che gli assicuri costantemente almeno 20 °C, e vedrete che in meno di 15 giorni il vostro ramo comincerà a radicare e a formare nuova vegetazione.

Attendete altre 2 settimane prima di sistemare la pianta nella sua posizione definitiva, consigliandovi un’ultima volta di coltivarla in vaso. Il periodo migliore per la messa a dimora della portulaca è a maggio, quando il rischio di gelate tardive è scongiurato.

Trapiantate la portulaca oleracea al centro di un contenitore riempito con il substrato terroso realizzato in precedenza, magari sistemando sul fondo del vaso qualche manciata di sassi o materiale inerte, quindi annaffiate per favorire l’attecchimento. Posizionate il vaso in pieno sole e ora lasciate che la natura faccia il suo corso: la portulaca, infatti, non teme parassiti o malattie, calore o siccità, rischia di morire solamente se viene annaffiata eccessivamente: se siete nel dubbio, evitate di irrigare!

Durante il periodo vegetativo raccogliete le foglie e i rami di portulaca che vi servono in cucina senza particolari problemi, ma evitando, ovviamente, di spogliare completamente il vegetale.

La morte della portulaca solitamente coincide con l’inizio dell’inverno, in particolare quando il termometro raggiunge lo zero: nelle zone più fresche d’Italia, se volete mantenere sane le piante, dovrete ricoverarle in ambienti protetti, opportunamente riscaldati e illuminati. Al contrario, nelle zone più calde dello Stivale, la portulaca continua a produrre vegetazione anche in questo periodo si autosemina senza difficoltà, motivo per cui è bene coltivarla con una certa attenzione.


Portulaca in cucina: dalle ricette tradizionali alle rivisitazioni contemporanee

Cucinare la portulaca

La portulaca è un ingrediente duttile che trova la propria consacrazione in moltissimi piatti tradizionali, a dimostrazione dell’importanza che aveva questa pianta nella cultura popolare di un tempo. Della pianta si consumano i fusti e le foglie carnose, le quali possiedono un sapore acidulo e fresco. 

Tra tutte le ricette non si può che approfondire la già citata misticanza romana: un gustoso mix di erbe spontanee composto solitamente da rucola, indivia, crescione, pimpinella, cicoria selvatica, finocchietto, grattalingua comune, cresta di gallo, tarassaco, raperonzolo, papavero, piantaggine, crespino comune, agretti, cerfoglio, erba di San Lorenzo e, ovviamente, portulaca.

In Sicilia la purciddana (portulaca in siciliano) viene usata per preparare l’insalata ferragostana: un’insalata di pomodori, cipolle e cetrioli condita con olio, sale e aceto, a cui si aggiunge qualche foglia di portulaca fresca.

Anche fuori dai confini nazionali questa pianta ha avuto molto successo, in particolare in Inghilterra dove è ben conosciuta una ricetta storica di cui il re Carlo II era ghiotto, provate anche voi questa insalata di fiori commestibili e spontanee: condite con olio e succo di limone delle foglie di lattuga, fiori di borragine, petali di calendula e cerfoglio quindi aggiungete foglie di portulaca opportunamente tritate.

Oltre alla tradizione, c’è anche chi ha provato a reinserire questa pianta in menù moderni e ricercati; ed ecco che in qualche ristorante hanno cominciato a servire piatti a base di melograno, caprino e foglie di portulaca.

Non solo, c’è chi la frigge in pastella, chi la usa nelle frittate, chi la abbina a yogurt e pomodoro e chi la lessa per accompagnarla con cipolle gratinate e patate bollite.

La portulaca, meglio consumarla in piccole dosi

Benefici nel consumo di portulaca

Negli ultimi anni la portulaca è stata riabilitata e valorizzata in ambito alimentare grazie a fonti scientifiche che avrebbero constatato un’elevata presenza di Omega-3 all’interno dei tessuti di questo vegetale.

Evitando i tecnicismi, è necessario sottolineare che i presunti benefici apportati dagli Omega-3 presenti nella portulaca non sono tali, proprio perché i composti contenuti nel vegetale non svolgono queste funzioni (pur potendo esser ascritti a questa categoria di acidi grassi).

Ciò non toglie che la portulaca abbia effetti positivi sull’apparato digerente, svolgendo un’azione lenitiva contro l’acidità di stomaco e prevenendo la comparsa di ulcere grazie alla capacità di rafforzare e proteggere le mucose interne.

Non solo, l’elevata concentrazioni di vitamina C e di polifenoli presenti nella portulaca donano a questa pianta un elevato potere antiossidante.

Attenzione, però, per quanto possa piacervi la portulaca, è sempre meglio consumarla con parsimonia; evitandola in tutto e per tutto se si è incinta o si soffre di calcoli renali. Questa pianta, alla pari dell’acetosella, contiene anche buoni quantitativi di acido ossalico, un composto che può portare alla formazione di calcoli renali.


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