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Coltiva il gombo e scopri come usarlo in cucina

Il gombo è una specie vegetale originaria del centro Africa non molto conosciuta in Italia. Nel Belpaese, infatti, sono pochi quelli che lo coltivano ma, per nostra fortuna, chi l’ha gia fatto ha avuto risultati incoraggianti: se volete una testimonianza basta chiedere ai ragazzi che frequentano l’Orto Sociale di San Polo e Vazzola!

Provate a coltivare il gombo nell’orto di casa e stupite i vostri commensali portando in tavola un ortaggio curioso e fuori dal comune!

Coltivare il gombo: il trucco è raccoglierlo acerbo 

Coltivare il gombo

Il gombo è una specie annuale appartenente alla famiglia delle Malvaceae, viene coltivata principalmente per il bacello commestibile che nasce da fiori dall’elevato valore ornamentale.

Ed è una pianta che si gestisce con molta facilità, a patto che:

  • sia ben esposta al sole;
  • le temperature non scendano mai sotto i 15 - 16 °C.

Raccolto ancora acerbo, il gombo si consuma in moltissimi modi: un po’ perché è un alimento a dir poco duttile, un po’ perché molti popoli ne fanno un ingrediente necessario in preparazioni culinarie tradizionali. 

Ma vediamo nello specifico come si coltiva il gombo in Italia.

  • Va seminato in primavera, da metà aprile in poi in base alla fascia climatica; 
  • l’importante è sistemare in terra le piantine, o i semi, solamente se si è certi che il clima non riservi ritorni di gelo; il freddo, infatti, è l’unico fattore che potrebbe compromettere la vitalità di questo vegetale;
  • la pianta resiste al caldo e alla siccità con una certa tenacia ma non sopporta temperature inferiori a 16 °C, ecco perché bisogna stare molto attenti ai ritorni di gelo e se ne sconsiglia la coltivazioni in ambienti rigidi;
  • è caratterizzato da una crescita veloce e ciclo di coltivazione breve, cresce in ogni tipo di terreno, escludendo solamente quelli asfittici.

Il gombo si sviluppa con facilità e raggiunge mediamente i 2 metri di altezza, ma è capace di arrivare anche ai 5 mt senza particolari difficoltà, il tutto senza la necessità di posizionare tutori o sostegni.

La raccolta del gombo si esegue circa due mesi dopo la semina, quando i frutti sono ancora immaturi, teneri e morbidi, lunghi circa 10 cm. Non lasciateli sulla pianta per molto, più passa il tempo, più le fibre del gombo induriranno rendendo il frutto immangiabile.

Inoltre ricordate di proteggervi con dei guanti mentre raccogliete, alcune varietà di gombo presentano spinette o della peluria che, per i più sensibili, può risultare urticante.

Al termine della raccolta, asportate la vegetazione posta nei primi 50 cm di fusto per facilitare lo sviluppo di altra frutta: il secondo raccolto sarà sicuramente meno corposo del primo ma vi permetterà di consumare gombo fresco in due periodi differenti dell’anno.

Dal Giappone agli U.S.A., tutti cucinano il gombo!

Il gombo in cucina

In cucina il gombo è una pianta veramente straordinaria e fa strano pensare che sia arrivato in Italia solo negli ultimi anni. Oltre ai suoi baccelli verdi dal sapore particolare, un mix esotico che ricorda il carciofo e l’asparago, del gombo si possono consumare anche i germogli e le foglie.

Questo ortaggio, infatti, è utilizzato in tutto il mondo per la sua duttilità tanto che risulta un ingrediente fondamentale di svariate cucine extraeuropee, come ad esempio la brasiliana, giapponese, statunitense e bulgara; senza contare le popolazioni africane che quotidianamente utilizzano il gombo come alimento.

  • I bacelli di gombo solitamente vengono tagliati a pezzetti e cotti al vapore, al forno o fritti per poi esser serviti accompagnati da altre verdure o da soli. 
  • Le rondelle di gombo possono anche essere conservate sott’olio o sott’aceto per poterle consumare nel lungo periodo, un po’ come si fa con i cetriolini.

Il gombo, che qualcuno chiama ocra, okra, okura (Giappone), quillobo o bantu (in Africa), è essenziale per cucinare il gumbo: una zuppa calda tipica della Lousiana (U.S.A.) che si prepara aggiungendo del riso a del brodo poco liquido (tecnicamente un roux) a base di ocra e, a scelta, frutti di mare, pollame o insaccati cajun.

Anche il Giappone ha una ricetta tipica che non sarebbe la stessa senza il gombo, si tratta della famosa okura no aemono (letteralmente, insalata di okra), preparata facendo bollire per 2 minuti l’ocra e condendola con salsa di soia, katsuobushi (tonno essiccato e grattugiato a fiocchi) e molto spesso anche semi di sesamo.

Anche i semi di gombo hanno molti usi in cucina, possono essere usati come addensante quando si vogliono far rapprendere zuppe, oppure possono essere utilizzati, dopo esser stati opportunamente essiccati e macinati, per preapare una bevanda simile al caffé ma priva di caffeina.

Poche calorie, regola il colesterolo e controlla la glicemia

Gombo, le proprietà

Quest'ortaggio non rappresenta solo un alimento dal sapore unico, ha anche moltissime qualità che lo rendono un cibo sano e utile all’organismo di chi lo consuma: contiene molte vitamine del gruppo A e del gruppo C ma anche zinco e calcio. Composto in gran parte da fibra alimentare, risulta un alimento povero in termini di calorie e quindi molto adatto a chi è costretto a seguire diete dimagranti.

Non solo, il gombo può portare molti benefici al corpo umano:

  • regola la presenza di colesterolo nel sangue riequilibrando le quantità di colesterolo cattivo e buono. 
  • regola la presenza di glucosio, normalizzando la glicemia
  • allevia i dolori all’intestino e ne migliora la funzionalità
  • grazie all’acido folico, il gombo aiuta le donne durante la gravidanza proteggendo e favorendo lo sviluppo del feto

Il gombo è quindi un ortaggio, facile da coltivare, buono e ricco di applicazioni, ma anche un alimento sano capace di aiutare concretamente il fisico di chi lo consuma.

Che state aspettando, correte nell'orto a coltivare! 



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