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L'albero di carrubo, perfetto per gli ambienti più aridi

L’albero di carrubo è una pianta da frutto sempreverde tipica del Sud Italia, della Sicilia e Sardegna. Importato dai fenici più di 3000 anni fa, in queste zone la pianta ha trovato l’ambiente arido e assolato che le serve per svilupparsi al meglio.
Viene utilizzato come specie ornamentale ma, specie nei terreni vocati, anche per scopi alimentari. Chi di voi ha assaggiato i dolcissimi baccelli delle carrube?

Seguiteci all'interno del frutteto per scoprire tutto ciò che si deve sapere sull’albero di carrubo!

L'albero che odia le basse temperature

Albero di carrubo: le caratteristiche

Il carrubo (Ceratonia siliqua) è un albero sempreverde, imponente e longevo, tipico del clima mediterraneo.
Se alcuni esemplari presentano fusti di notevoli dimensioni con altezze che superano i 10 m di altezza, altri si sviluppano orizzontalmente a comporre formazioni cespugliose fuori dal comune.

  • In Italia vive spontaneo in ambienti miti, tendenzialmente aridi, in cui la temperatura non si avvicina mai allo zero, neppure in inverno.
  • Specie estremamente rustica, presenta un apparato radicale fitto e profondo, capace di recuperare acqua dagli strati meno esplorati del suolo, permettendole così di sopravvivere senza difficoltà anche in caso di siccità prolungata.

L’unico aspetto che potrebbe compromettere la salute dell’albero di carrubo è, come per la maggior parte dei vegetali, l’eccessiva presenza di acqua nel terreno, ecco perché bisogna assicurargli sempre un suolo ben drenato e profondo.
Il carrubo è coltivato anche come ornamentale, specie in ambienti meno vocati: in queste condizioni climatiche la pianta si sviluppa più lentamente ma senza particolari difficoltà. Di sicuro a queste latitudini non produrrà carrube, aspetto che in ambito ornamentale torna utile, dato che limiterà i lavori di pulizia causati dai frutti caduti a terra. 

Coltivare l’albero di carrubo e raccogliere i suoi frutti

Albero carrubo, come coltivarlo

Per coltivare il carrubo e poterne raccogliere i frutti serve un clima adatto e un suolo ben drenato, oltre a uno spazio di una certa dimensione data la mole delle piante da coltivare.

Si aggiunga poi che il carrubo è una specie dioica, ciò significa che esistono piante femmina e piante maschio ben distinte: il che determina, nelle colture a finalità produttiva, la necessità di mettere a dimora almeno 2 carrubi o una delle pochissime varietà ermafrodita (fiori maschili e femminili su di una stessa pianta). Purtroppo queste ultime varietà sono anche le più sensibili e talvolta non sono una buona scelta. il consiglio è quello di piantare varietà autoctone, così da esser certi dei risultati finali.

  • Nelle zone vocate del Sud-Centro Italia e Isole, la messa a dimora degli alberi di carrubo avviene nei mesi invernali, da inizio anno a metà marzo circa. La coltivazione da seme è più che sconsigliata dato che non si conosce il sesso del vegetale; inoltre le piante nate in questo modo vanno innestate al terzo anno con specie più produttive, un’attività che non tutti sono in grado di fare.
  • Una volta sistemate in terra, le piante vanno potate a circa 130 cm da terra mantenendo 3 - 4 rami ben lontani tra loro che andranno a formare la struttura del vegetale durante la sua maturità.
  • Le piante di carrubo cominciano a esser produttive 3 anni dopo il trapianto ma in questo periodo, e fino alla morte della pianta (talvolta supera i 100 anni), non dovrete far altro che asportare i rami secchi e quelli malati, e mal che vada dare una forma alla chioma, più per un vizio estetico che per finalità produttive. 
  • Per coltivare il carrubo non serve altro, qualcuno in inverno interra attorno agli alberi adulti un paio di badilate di letame maturo ma è un’operazione che ha senso solamente in suoli veramente poveri.
  • La carruba è pronta per essere colta tra agosto e settembre quando il baccello risulta omogeneamente marrone. La raccolta delle carrube avviene tramite scuotimento dei rami e per mezzo di strumenti meccanici o di canne di bamboo; successivamente si raccolgono i frutti caduti a terra.
  • La raccolta va effettuata con cura dato che il vegetale presenta nello stesso periodo sia fiori che frutti, quest’ultimi infatti hanno bisogno di un anno intero per maturare completamente e ciò determina un aspetto particolare: in estate, su una stessa pianta si possono trovare contemporaneamente frutti acerbi, frutti maturi, foglie e fiori!

La raccolta delle carrube, infine, avviene tramite scuotimento dei rami; in questo modo i baccelli maturi cadono a terra e possono essere recuperati senza difficoltà.

Frutti dolcissimi (e senza glutine)

Albero di carrubo, tutte le proprietà

Le carrube sono frutti che l’essere umano ha sempre utilizzato per scopi alimentari propri o dei suoi animali, tanto che gli alberi di carrubo vennero importati dai Fenici in territorio italiano più di 3000 anni fa.

Se ne consuma il baccello essiccato, stando molto attenti a evitare di mordere i durissimi semi contenuti al suo interno. Al palato, la carrube hanno un sapore piacevolmente dolce e sono molti quelli che lo associano all’aroma di cacao.
In cucina la carruba viene utilizzata, dopo esser stata tritata, come surrogato del cacao, come sostituto del cioccolato nel caso le si aggiunga burro e in alcuni casi utilizzata pure nella preparazione di tisane simili al caffè.
La polvere ottenuta dalla sola polpa dei semi, invece, è uno dei migliori addensanti naturali che si possano trovare in circolazione, ve ne basterà veramente pochissima (circa lo 0,5% sul peso totale della preparazione) per rendere più consistenti le minestre, le zuppe, i budini, le creme e il gelato.
Dotate di elevate quantità di zuccheri naturali e fibre, le carrube sono invece prive di glutine e di sostanze attive (come ad esempio la caffeina), rappresentano quindi un’ottima alternativa nelle diete di chi soffre di celiachia o chi deve negarsi questi particolari nutrienti. Al contempo è un’ottima fonte di ferro e calcio, come pure presenta discrete quantità di vitamine del gruppo B, vitamina A, magnesio e potassio.





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