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Biodiversità e curiosità

Origine dei piselli: storia e provenienza della perla verde

Origine dei piselli: storia e provenienza della perla verde

La storia dei piselli, il legume che l’uomo semina dagli albori dell'agricoltura

La storia dei piselli comincia nel Neolitico. Periodo storico e continua lungo i secoli, fino a raggiungere i nostri tempi. Scopriamo insieme l’origine dei piselli, la perla verde della cucina italiana!

La storia dei piselli, tra i primi ad essere coltivati

La storia dei piselli, tra i primi ad essere coltivati

La storia dei piselli e quella dell’uomo si intrecciano da secoli. Moltissimo tempo fa, ancor prima della nascita dell’agricoltura. I nostri antenati non vedevano l’ora di incappare in una pianta spontanea di piselli per poter raccogliere i verdi baccelli e assaporare i semi al suo interno.

Qualche tempo dopo, all’incirca intorno al 10,000 a.C., gli esseri umani utilizzavano questi legumi come alimento per nutrire i primi animali allevati, magari raccogliendoli nelle zone limitrofe al loro accampamento.

Solo intorno all’8.000 a.C. si trovano testimonianze di vere e proprie coltivazioni di pisello.
Tutto ciò accadeva nella famosa Mezzaluna Fertile, una vasta zona geografica che si estende dai fiumi Tigri ed Eufrate (attualmente in Iraq) fino al Nilo (Egitto) passando per i territori che circondano il fiume Giordano (Giordania, Israele, Libano, Palestina e Siria).

È in questo territorio, considerato la culla della civiltà, che si assistette alla nascita dell’agricoltura; e fu proprio il pisello, insieme a farro, orzo, lino, ceci e lenticchie, uno dei primi ortaggi ad essere seminato e coltivato al fine di sostenere l’alimentazione umana.

Da questa zona, l’agricoltura si diffuse velocemente sia verso il continente asiatico che in Europa, offrendo alle popolazioni la possibilità di accedere al cibo con più facilità e facendo conoscere loro nuove specie eduli.

Da quel momento in poi, il pisello divenne alimento base dei popoli che si affacciavano sul Mediterraneo.È noto, infatti, che gli antichi Greci e gli antichi Romani fossero ghiotti di piselli e li coltivassero con raziocinio, come riportano varie testimonianze scritte antecedenti e posteriori all’anno zero.

Da cibo popolare alla corte del Re di Francia

Da cibo popolare alla corte del Re di Francia

Durante il Medioevo il pisello assunse sempre più importanza, specie presso le classi più povere della popolazione che se ne alimentavano quotidianamente.
A differenza di oggi, che si prediligono i piselli in vetro o freschi, all’epoca venivano conservati previa essiccatura, così da poter esser consumati per un lungo periodo. Molto spesso venivano ridotti a farina da utilizzare insieme a quella di cereali per preaprare polenta o pane. 

Consigliati da Carlo Magno come alimento utile e sostanzioso, dopo circa 600 anni, intorno al 1400, questo legume riuscì a irrompere anche presso le corti nobiliari, tanto che a Firenze la famiglia dei Medici selezionò una varietà dal seme piccolo, quelli che oggi conosciamo come piselli piccolissimi.

E quando a metà del ‘500 Caterina de Medici sposò il regnante francese Enrico II portò in dote alla corte transalpina proprio questa prelibatezza. Di lì a poco la notorietà di questo legume aumentò velocemente e i petis pois comincairono ad essere utilizzati in moltissime ricette nobiliari.

Alla corte di Luigi XIV i piselli entrarono nelle grazie dei nobili, tanto che questi erano stupiti dal valore del legume seppur non avessero nessun problema a spendere cifre esose pur di potersi accaparrare la perla verde.

Nel frattempo, in Italia i piselli continuavano a mantenere un ruolo importantissimo, è proprio in questo periodo che a Como nasce l’idea di abbinare i piselli alla carne (piselli fritti in carne salata), l’antenato di quel che oggi è la ricetta del “prosciutto e piselli” o dei piselli con pancetta e basilico.

Questo legume era tanto importante che nella Serenissima di Venezia era simbolo di fortuna e prosperità, specie durante il 25 aprile quando si festeggiava San Marco, patrono protettore della città lagunare.
Per l’occasione il Doge si presentava al balcone di Palazzo Ducale con un piatto di “risi e bisi” (riso e piselli) a salutare il popolo e ad augurare i migliori auspici per l’anno a venire.

Nella cucina moderna non si può fare a meno dei piselli

Nella cucina moderna non si può fare a meno dei piselli

L’avvento dell’epoca moderna è stato segnato dall’industrializzazione, processo storico che ha segnato lo stile di vita e l'alimentazione dell'intera popolazione mondiale. 

Se fino ad allora il pisello poteva essere consumato fresco o secco, dal ventesimo secolo in poi i legumi possono essere surgelati o lessati, così da poter aver sempre a disposizione piselli medi in vetro da poter utilizzare all'occorrenza.

Al contempo, anche la cucina si è evoluta e ha valorizzato sempre più questo legume ricco di effetti positivi sull’organismo. Pensiamo ai piselli racchiusi negli arancini di riso siciliani (arancine), i piselli alla menta e vino bianco, allo spezzatino di carne accompagnato con i piselli o i frutti di mare e piselli.
Senza dimenticare l’importanza di questo legume nelle zuppe, o come ingrediente principale di vellutate e piatti vegetariani. Non solo in Italia, anche nel resto del mondo il pisello è un ingrediente fondamentale, pensate al cous cous della cucina araba o all’insalata russa, ai samosa indiani o alla buonissima paella spagnola.

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