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Mela verde, un frutto davvero così acerbo?

La mela verde è un frutto acerbo? Assolutamente no, è solo una normale varietà che a maturazione presenta buccia verde; un po’ come esistono le mele rosse e quelle gialle.
Non sono (forse) le mele preferite dagli italiani, ciò non toglie che anche il nostro Paese possa vantare produzioni di qualità a buccia verde con cui preparare ricette davvero sfiziose.
Scopriamo insieme alcune di queste varietà di mela italiana, tanto saporite quanto poco conosciute.

La Apione, la mela verde tipica del Sarcidano

Mela verde: la ApioneLa mela Apione è una varietà di mela verde coltivata principalmente in Corsica e in Sardegna. Nel territorio italiano, infatti, la si trova solamente tra Oristano e il Sarcidano, con quest’ultima zona considerata l’areale di produzione tipico della varietà.
Raccolta a inizio autunno, nasce da un albero abbastanza vigoroso che purtroppo è soggetto a cascola: se i venti soffiano in modo eccessivo, i suoi fiori cadono a terra pregiudicando la buona riuscita del raccolto.
La mela Apione è un frutto tondo:

  • dalle forme non molto aggraziate;
  • buccia verde chiara, talvolta tendente al giallino, liscia e con presenza di lenticelle;
  • all’assaggio la polpa della Apione risulta poco soda, abbastanza dolce con note acidule marcate ma piacevoli.

In Emilia Verdone Piacentina ha preso il posto dell’originale

Mela verde: la Verdone Piacentina

La mela Verdone è l’emblema della mela verde in Italia, un frutto coltivato per molto tempo in tutta la pianura padana e conosciuta con nomi differenti in molte regioni, tra questi ricordiamo: Verdun, Verdona, Vardon, Pum Vardon, Verdon e Verdiso.

Molti credono sia originaria del Sud Italia ma le poche fonti a disposizione lasciano ancora aperta la questione.
Caratterizzata da un buccia color verde acceso, la mela Verdone originale è coltivata da pochissimi; anche perché a inizio 800 in molti le han preferito la Mela Verdone Piacentina, una varietà tipica delle colline presenti nel comune emiliano. Purtroppo, anche in questo caso, il frutto ha perso interesse durante il ‘900..
Per fortuna c’è ancora chi può assaporare la Verdona Piacentina, un frutto:

  • colto tra ottobre e dicembre; 
  • di forma tendenzialmente conica;
  • dalla buccia di color verde acceso, talvolta sporcato di rosa nella porzione di frutto più esposta alla luce del sole.
  • ha polpa bianca e soda e un sapore asprigno; caratteristiche che cambiano durante la conservazione del frutto. Più il tempo passa e più la buccia tende al giallo, mentre le note aspre della polpa lasciano il passo a una dolcezza inaspettata. 

Motivo per cui i frutti appena colti vengono consumati previa cottura mentre se li si vuole assaporare freschi, bisogna aspettare qualche settimana.

La Appio prende il nome dall’antico console romano Appio Claudio

La Appio è una mela di cui si parla da almeno 2000 anni: pare che debba il suo nome al console romano Appio Claudio, che introdusse questa varietà in Sardegna circa 300 anni prima della morte di Cristo.
Questa mela ebbe il massimo del suo successo proprio in epoca antica, quando - pare-  veniva consumata e coltivata in tutta Italia. Esistono infatti molti termini, dialettali e non, che  definiscono questa particolare varietà a buccia verde, tra i tanti ricordiamo “Appio di Bonacardo”, “Melappia”, “Appio Rosseggiante” e “Appia di Sassari”. 

Proprio come la mela Apione, anche l’Appia attualmente viene coltivata solamente in Sardegna, nei territori della Romangia, nel Montiferru e nel Sassarese.
Questa mela nasce da un albero poco imponente soggetto ad alternanza produttiva (un anno produce molto, il successivo molto poco) ed è pronta per il raccolto in autunno avanzato.
Questa varietà produce un frutto:

  • di piccole dimensioni, tendenzialmente appiattito;
  • caratterizzato da buccia verde, che a maturazione tende a virare verso un giallo pallido.
  • dalla polpa biancastra con chiazze traslucide verdognole, che risulta dolce e aromatica con sentori aciduli.

Righetta, verde a linee rosate

Mela verde: la Righetta

La chiamano Melo delle Balze, Melo di Alfiero o Righetta delle Balze ma il nome proprio di questa mela verde è Righetta.
Varietà che nell’800 probabilmente popolava le colline tra la Toscana e l’Emilia Romagna, la Righetta attualmente è relegata a pochi individui sparsi tra i comuni di Verghereto (Forlì-Cesena) e Pieve Santo Stefano (Arezzo).
Albero imponente e molto produttivo, produce mele:

  • schiacciate e oblunghe dalla seconda settimana di ottobre in poi;
  • con buccia di color verde su cui appaiono ordinatamente delle striature rosate più o meno marcate: le caratteristiche “righette” che danno il nome al frutto. 
  • con polpa soda e croccante, con un sapore tra il dolce e l’acido dal carattere aromatico, l’ideale per preparare un’insalata di mele.

La Casciana, un frutto “brutto ma buono”

La nascita della mela Casciana si perde nella storia del Centro Italia, più precisamente tra Toscana e Liguria, nelle campagne di Lucca, Massa Carrara e La Spezia, dove tutt’ora trova spazio nei frutteti.  La denominazione “Casciana” deriva proprio dalle zone in cui viene coltivata, Casciana infatti è una frazione del paese di Camporgiano (LU).
Raccolta durante la seconda settimana d’autunno, viene prodotta da un albero di medie dimensioni 
soggetto a fioritura tardiva. La Casciana è una mela molto particolare perché:

  • estremamente appiattita;
  • con buccia verde chiaro che presenta numerose lenticelle, rugginosità e striature rosse più o meno evidenti.

Se alla vista può lasciare interdetti a causa di queste imperfezioni, all’assaggio si resta senza parole: la polpa è di color verdognolo, poco succosa, soda ma estremamente saporita.




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